Terra, fuoco, acqua: la trilogia degli elementi

20 ottobre 2011 at 16:04

Dopo la frana dello scorso anno, l’incendio dello scorso mese di luglio, ad infierire, ora, è anche l’acqua.

Infatti, anche sulla linea FR2 si sono verificati disservizi in conseguenza del forte temporale abbattutosi sulla Capitale fin dalle prime ore di questa mattina, 20 ottobre 2011.

Niente in confronto con quanto è avvenuto sulla FR1, nella quale si è registrato un ritardo di quasi due ore per i treni da Fiumicino Aeroporto a Fara Sabina; ma comunque di rilievo l’andamento del 24015, che è partito con 1 ora e 20 minuti di ritardo da Mandela-Sambuci ed infine è stato deviato a Termini, e del 2371, che ha accumulato 50 minuti di ritardo in linea. Soppressi anche alcuni treni corrispondenti.

Ma il vero scandalo della giornata è il motivo di tali ritardi, che è stato ufficializzato dagli altoparlanti: i “danni causati dal maltempo” alla stazione di Roma Tiburtina. Abbiamo sperimentato di persona l’impraticabilità del nuovo sottopassaggio della FR2, in cui si sono riversate le cascate del Niagara che provenivano dalla Nuova Tangenziale. Un effetto spettacolare per chi ha avuto modo di ammirarlo dall’esterno; una scena degna di un film apocalittico, e di cui ci rammarichiamo di non potervi mostrare documentazione fotografica.

Per attraversare l’acqua alta sono state poggiate delle assi, ed è stata una traversata ”alla Indiana Jones”, in cui il tempio maledetto è appunto la nuova stazione, evidentemente nata sotto una cattiva stella.

Solo che qui il fato non c’entra nulla. I lavori della Stazione Tiburtina erano iniziati già molti anni prima del Giubileo, intorno alla metà degli anni Novanta, e sono proseguiti stancamente fino alla sospensione, che fu motivata con il ritardo nel completamento del tracciato dell’Alta Velocità. Nel frattempo, però, le strutture realizzate erano già andate in malora, come ad esempio gli stretti ed inutili tapis-roulant che conducono ai binari, costantemente guasti, che alcuni anni fa hanno causato perfino la morte di una persona.

Poi i lavori sono ricominciati pochi anni fa, con un progetto pesantemente modificato, adottando la parola d’ordine del “risparmio a tutti i costi” e del riutilizzo delle strutture esistenti. Guarda caso, il vecchio palazzetto bruciato nel luglio scorso era previsto che rimanesse al suo posto, così come le arcaiche apparecchiature di controllo ferroviario (ACEI) che erano installate al suo interno e che ad oggi, non sono state ancora sostituite.

Tra l’altro, siamo convinti che la Stazione Tiburtina non sarà affatto il terminal dell’Alta Velocità, ma, come avviene adesso, sarà solo di passaggio, ed il capolinea vero resterà a Termini. Sono troppi gli interessi coinvolti, le boutique, la galleria, la comodità dei politici e dei facoltosi clienti di prima classe… solo che non sta bene dirlo proprio adesso, visto che  devono vendere i locali per i negozi del Centro Commerciale della Stazione Tiburtina, che è stato realizzato sulla grande piastra metallica che congiunge la Circonvallazione Nomentana a Via Camesena.

Invece, il cosiddetto “nodo ferroviario” di Roma, la struttura dei binari, degli scambi e dei segnalamenti, che era già carente negli anni Novanta, non è stato potenziato neanche con l’entrata in funzione dell’Alta Velocità. Il risultato è quello che vediamo  oggi: mentre i treni regionali segnavano il passo, a Tiburtina abbiamo visto sfrecciare su e giù i soliti treni che hanno la precedenza assoluta, i malefici Frecciarossa, che insieme al Leonardo Express sono l’autentica bestia nera dei pendolari.

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Grazie, Trenitalia: “Grazie per”. Ci siamo stancati di commentare


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